Eccomi attiva dopo quattro lunghi giorni alla Fiera di Genova a seguire da vicino InEdita Blog. Innanzitutto due parole sul salone dell'editoria InEdita. Devo dire che la campagna di comunicazione dell'evento non è stata particolarmente efficiente, ma va considerata anche come prima edizione. L'allestimento era molto spartano, i neon accecanti, il punto di ristoro insufficiente, e talvolta le voci delle diverse conferenze si intrecciavano in un magma fastidioso. I primi due giorni, in quanto feriali, non hanno riscosso un grande successo di pubblico. Il week-end ha visto invece molte persone migrare da uno stand all'altro, complice il fatto che nel padiglione C si trovavano altre due esposizioni: Creatività e Antiqua.
Ma veniamo agli incontri di InEdita Blog. Gli interventi sono stati puntuali e stimolanti e hanno cercato di indagare i processi e le interazioni che dal blog si trasferiscono nella realtà sensoriale. Si sono considerati i rapporti con la politica, con l'editoria, con la psicologia, con l'informazione. E poi c'erano i blogger. Erano lì, arrivavano, partivano, salutavano e si presentavano. E per me, che vivo intensamente la blogosfera pur non avendo un blog personale, è stata un'esperienza bellissima. Ho conosciuto tante persone che già seguivo giornalmente, altre che inizierò a seguire. Ho sentito molti pareri contrastanti e soprattutto ho sentito un ambiente denso di idee e voglia e personalità. Il blog è uno strumento di comunicazione straordinario che mette in moto dinamiche molto differenti dagli altri media e stimola anche la curiosità più pigra.
E allora, perché non ho un blog?
Forse proprio perché sono così vicina a questa realtà non riesco a fare l'ultimo passo. Mi conosco e quando intraprendo una via il mio impegno è massimo, spendo energie spropositate immergendomi completamente nella progettazione, nell'azione. E allora poi mi arrabbio, mi agito, giosco e soffro, divento acida oppure melensa. Insomma che posso farci? Sono molto riservata ma anche molto emotiva e la scrittura mi aiuta nelle relazioni e nelle espressioni, perché mi sfogo, parole sullo schermo che in una catarsi mi calmano profondamente. Ma in un blog tutto questo viene congelato e non c'è scampo, gli altri ti leggono e non puoi prescindere dai commenti che ti colpiscono intensamente e ti senti nuda e inerme. E allora mi lascio coinvolgere dal blog della mia metà e riesco a viverlo più serenamente. So anche che probabilmente un giorno aprirò un mio blog, ma questo non ditelo in giro.
Ho conosciuto persone straordinarie in questi giorni e ho capito una cosa importante: non importa il fine di un blog, ma il blogger. È assoluta dichiarazione di un'identità che emerge dai post scritti e dalle parole non dette. I fini di lucro, marketing, pseudoprofessionali, professionali o di diario online, non li giudico a priori come usi scorretti o meno, ma è la trasparenza davvero importante. E così apprezzo iniziative come la Blog Farm, o il blog delle edizioni La Lontra in cui la presenza è tangibile e i post sono cristallini e palpitano di identità. Al contrario il blog di Tizio Caio che sembra gestito da uno staff non è più professionale, ma men vero. Ci vuole sincerità, e nell'internet, come si è più volte detto, non ci vuole molto a scoprire bufale o fonti non citate: la fiducia è fondamentale e se viene tradita, prima o poi si perde tutto.
E allora un ringraziamento va a Marina Bellini che ha organizzato alla perfezione gli incontri e che, con l'aiuto di Mitì ha gestito e moderato gli interventi. Rivolgo un pensiero a chi c'era. Andrea che è stato un supporto tecnico efficientissimo e non solo; Antonio che ha imparato che se a Genova chiami la focaccia "pizza", ti mangiamo vivo; Eìo con la sua bellissima targhetta personalizzata; Giuseppe perché erano mesi che volevo incontrarlo; Samuele è così bravo che è riuscito a fare delle foto anche a me; Tambu che è stato l'unico a chiedermi se avevo un blog; Tao che con i ditloidi ha fatto impazzire tutti, ma io so la numero 5 e non ve la dico, tiè. E quanti altri ho visto passare dalle parti di Genova, come testimoniano le centinaia di foto.
L'ultimo e più grande ringraziamento va ovviamente a Ku perché senza di lui non sarei quella che sono.
Che sproloquio! E ne vorrei dire ancora tante altre di cose. Forse è per questo che dovrei aprire un blog.
Marina